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"Un po'...di Storia"

Ascea (A'scìa in cilentano e derivante dalla negazione in latino A-Scia, ovvero senza scia, senza nube) è un comune italiano di 5.809 abitanti della provincia di Salerno in Campania. Sorge su una collina a ridosso della propria "Marina", a circa 235 m s.l.m. Il paese è diviso dal comune di Pisciotta, tramite un fiordo percorso dalla SS 447. Tale fiordo, dal cui lato "asceoto" sorge una torre borbonica, dista circa 2 km dall'abitato. È situato nel Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Il paese dista circa 5 km da Velia, 9 da Pisciotta, 25 da Vallo della Lucania e 95 da Salerno.
Risalgono agli inizi del 1800 le prime notizie sul Comune di Ascea così come lo si conosce oggi, ma la storia che lo caratterizza comincia con l’inizio della civiltà moderna. Si narra che questo paese fosse un covo di pirati e malfattori, insediatisi in questo luogo attratti dal forte odore dell'aglio usato dalle donne in cucina, a quei tempi ingrediente molto raro e pregiato. Il comune ha recentemente deliberato per il referendum correlato al Progetto Grande Lucania.
Lo storico e geografo greco Strabone narra della città di Elea nella sua opera Geografia (VI, 252), specificando però che i fondatori, i Focei, la chiamarono inizialmente Hyele, nome che poi viene cambiato in Ele per finire con Elea. C'è però da tenere conto che i fondatori usavano un alfabeto greco più arcaico rispetto a quello di Strabone (come testimoniano le monete più antiche), ed usavano quindi il "digamma", una delle lettere perse di quell'alfabeto. Il digamma, che graficamente è simile ad una F, si pronuncia come la v italiana, dando quindi al nome della città il suono di "Vele". Nella trascrizione, però, già molti Focei non usavano più il digamma, trascrivendo quindi la lettera F con Y e trasformando "Vele" in "Hyele". Neanche Antioco di Siracusa, la fonte a cui si rifà Strabone, aveva a disposizione il digamma, scegliendo però di ignorare la lettera e trascrivendo semplicemente "Ele". Per quel che riguarda la scrittura "Elea" , si tratta di una deformazione attica che non si riscontra prima di Platone, nel IV secolo a.C.: due secoli, cioè, dopo la fondazione della città. I Romani, dal 535 a.C. circa, la chiamarono Velia.
Città della Magna Grecia, sita sulla costa occidentale dell'Italia meridionale, viene fondata dai Focei, arrivati dalla Ionia in fuga dall'occupazione persiana. All'inizio la città sorge su due porti, uno a Nord ed uno a Sud: i Focei, utilizzano il porto a Sud, mentre i Sibariti, la popolazione autoctona, utilizza quello a Nord, chiamato "le case della notte" perché sembre in ombra. I due porti sono uniti da una via chiamata "la via del Nume", che a sua volta è divisa in due parti: "la via della notte" è chiamato il tratto a Nord, e quindi in ombra, "la via del giorno" è chiamato il tratto a Sud. Resti di un teatro greco nel sito archeologico di Ascea-Velia
I rapporti fra le due popolazioni si inaspriscono quando i Sibariti, gli autoctoni, rifiutano l'amicizia con la città di Crotone, amicizia che invece viene stretta dai Focei: questi ultimi dividono con una porta le due parti della città quando i Sibariti decidono di attuare una secessione. Ma la minaccia di invasione da parte dei Siracusani fa sì che i Sibariti premano per riunire la città in un'unica grande forza da opporre al nemico. Malgrado ci siano molte pressioni per mantenere la divisione, prevale la spinta unitaria e così viene incaricato il saggio Parmenide (conosciuto in seguito come filosofo presocratico) di occuparsi delle trattative. Riunite le due fazioni, per suggellare l'unità di Vele Parmenide decide di attraversare la "via del Nume" su un cocchio trainato da cavalle. Dopo l'impresa, Parmenide diviene legislatore e primo cittadino di Vele, e la governa fino alla morte. Mette per iscritto le sue gesta componendo un poema che inizia proprio con la traversata della "via del Nume", alla fine della quale la dea Giustizia gli detta personalmente le leggi da applicare alla città.
Ascea, centro di origine medioevale nel cui territorio sgorga un'acqua sulfureo ferruginosa, è situata su una collina da cui si gode un'ampia e splendida vista sulla costa e sulle rovine dell'antica città di Velia. La torre di Velia
Essa costituisce la sintesi armonica di tanti diversi aspetti: la natura, il mare, la storia, la cultura e l'arte che la rendono irripetibile. Siamo un po' più a sud della foce del fiume Alento, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano definita Riserva di Biosfera e Patrimonio UNESCO in cui le verdi colline coperte di uliveti degradano dolcemente verso il mare quasi ad abbracciare l'infinito. Questa enorme macchia verde si fonde con l'azzurro terso del cielo e con le acque aperte e cristalline, dolci e accoglienti nella bonaria calma d'estate, profumata di ginestra. Un'emozione profonda coglie sempre, ogni volta che cammini e ammiri questo paesaggio che suscita sempre profonda meraviglia di fronte alla grandezza della natura all'alba, o nei caldi meriggi d'estate ventilati dallo spirare delle fresche brezze montane, o al tramonto, quando mille e variopinti colori ti illuminano l'anima e tutto finisce nella quiete della sera.
La Scogliera La stupenda spiaggia, lunga circa 5 Km. e larga circa 70 mt. costituita da una sabbia a granulometria grossa, tanto da renderla sempre soffice al passo, è pulita naturalmente, in quanto priva di polveri. La Scogliera, al cui apice sorge la diruta Torre del Telegrafo, è caratterizzata da cale, falesie, spiaggette e limpidi fondali. In barca si possono raggiungere la Baia d'Argento oppure la Baia della Rondinella nascoste alle spalle della Torre irraggiungibili da terra. Lo "Scuoglio rinanti" costituisce quasi un avamposto di difesa su questo mondo marino incantato. Ieri come oggi gli abitanti di Ascea custodiscono con amore l'incommensurabile bellezza della natura ed il sentimento di rispetto per gli uomini che, un tempo, appartennero, entrambi, ai loro padri. L'ospitalità è sacra e la gentilezza degli abitanti proverbiale: nessun popolo invasore o nessuna rivoluzione sono riusciti a far assopire questo sentimento. La voce più importante dell'economia di Ascea è il turismo, attivo soprattutto a Marina di Ascea. Ad attrarre i visitatori in questa località, tuttavia, non è solo la bellezza del mare, ma anche la ricchezza del patrimonio archeologico e il buon livello delle strutture ricettive. Altra risorsa economica importante del paese e delle sue frazioni è l'agricoltura, i cui prodotti principali sono l'olio e le castagne. Da ricordare le attività artigianali legate al settore dell'edilizia.

Abitata fin dal Neolitico l’antica città greca di Elea era una colonia greca dei Focei (la destinazione gli era stata predetta dall’oracolo di Delphi) fondata nel 540 a. C., per sfuggire al dominio persiano; inoltre il popolo autoctono che abitava quei luoghi, gli Enotri, coltivatori della vite, trovò molte affinità con i nuovi venuti e su quella fratellanza sorta spontaneamente crebbe lo spirito del popolo che ancora oggi abita la nuova Elea. Qui vide la luce la Scuola Filosofica Eleatica, gruppo filosofico presocratico, al principio del V sec. a.C. ad opera di Parmenide, il suo più grande teorico e rappresentante, e dei suoi discepoli Zenone e Melisso di Samo. Alla sua base vi era la ricerca di un Essere che avesse le caratteristiche di unico, eterno ed immutabile e che fosse in contrasto con ‘'illusorio mondo dei sensi. E sempre qui, soggiornò anche Senofane di Colofone, il longevo filosofo dall’animo di aedo, che contrappose alla religione popolare politeistica la concezione teologica dell’Unità di Dio. Elea-Velia fu anche sede della Scuola Medica Eleatica. La stessa che, molti secoli dopo, darà i natali alla più famosa Scuola Medica Salernitana. La città combatté insieme alla vicina Posidonia, contro i Lucani e nel 389 a. C. entrò a far parte della Lega Italiota. Fornì poi aiuti a Roma contro Annibale. In epoca romana, dopo la guerra sociale, divenne il municipio di Velia e fu meta di personaggi illustri quali Bruto e Cicerone che soggiornarono qui. Elea-Velia fu tappa di viaggio obbligata per Paolo Emilio, il vincitore di Pidna; Bruto e la moglie Porzia vollero conoscerla; Cicerone ne apprezzò le cure termali, che - la leggenda vuole - avevano ridato la salute ad Augusto di ritorno dall’Oriente; Orazio guarì, invece, da una quasi totale cecità. Con il passare degli anni Velia perse il suo antico splendore per via del progressivo interramento dei due porti che fornivano la maggiore risorsa commerciale della città. Venne distrutta dai Saraceni fra l’VIII ed il IX sec d. C. Alcune devastanti inondazioni e le prime incursioni dell’esercito longobardo furono la principale causa dello spopolamento di una parte della città. Le prime notizie su questo borgo risalgono al 1277. Feudo di Castellammare della Bruca (o Velia), probabilmente fu edificato tra il XIII e XIV sec. in seguito all’abbandono di Velia a causa della malsana valle dell’Alento, alla guerra del Vespro ed alla peste del 1348. Sei secoli di feudalesimo, caratterizzati da numerosi passaggi di testimone, non concederanno mai più, alla storica città, un ritorno agli antichi splendori.

Il mare

Sulla Costa Bianca del Cilento il Villaggio Le Palme, oasi di pace e bellezza, offre un mare d'altri tempi, limpido e ridente, ideale per le vostre vacanze.

Parco Nazionale del Cilento

Il Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano è stato istituito nel 1991, corrispondendo a 36.000 ettari interamente compresi nella provincia di Salerno. Esso nasce dalla necessità di tutelare il Cilento dalle speculazioni edilizie e da un distruttivo turismo di massa. Il vasto territorio del parco offre alle specie animali una grande pluralità di ambienti. Non deve dunque stupire la ricchezza e varietà degli esemplari presenti: le sole indagini sulle specie di interesse comunitario ne hanno individuate 63. Alcune di queste sono considerate di interesse prioritario.

Sulla costa bianca del Cilento, fra l'antica Paestum e Capo Palinuro, in una pianura incorniciata da verdeggianti colli d'ulivi, si trova la ridente ASCEA MARINA, ai margini dell'antica VELIA, ricca e potente città della Magna Grecia, di cui la terra restituisce maestosi ruderi.

Su un'area di 100.000 mq. sorge il VILLAGGIO TURISTICO LE PALME.

Complesso turistico costituito di schiere di bungalows in muratura e prefabbricati.